Il regime dello Scambio sul Posto

Per capire il regime dello scambio sul posto è necessario anzitutto chiarire quale è la “destinazione finale” dell’energia prodotta dall’impianto di produzione, che sia fotovoltaico, di cogenerazione ad alto rendimento, o di altro tipo FER.

L’energia prodotta dal proprio impianto può:

  • essere autoconsumata localmente ed istantaneamente. In questo caso quindi l’utente che consuma energia elettrica mentre l’impianto è produttivo consuma innanzitutto direttamente e sul momento l’energia elettrica autoprodotta. In altri termini, l’energia elettrica autoconsumata passerà solamente dal contatore di produzione e non dal contatore di scambio (rispettivamente M2 ed M1 nello schema sotto). Questa quota di energia non deve quindi essere prelevata dalla rete e fatturata dal venditore. In questa quota si concentra il massimo risparmio per il cliente, che risparmia energia all’intero costo di acquisto, comprensivo di costo per la materia prima, servizi di rete, oneri generali di sistema, accise ed IVA.
  • essere immessa in rete.  In questo caso se non c’è richiesta istantanea da parte dell’utenza, o se la richiesta è inferiore alla produzione, l’energia prodotta viene immessa in rete, facendo “girare” il contatore di immissione (M1u).

Scambio sul posto: il corretto schema di connessione impianto fotovoltaico

 

Chiaramente poi rimane possibile il normale funzionamento di fornitura di energia dalla rete: quando l’impianto non produce energia o quando l’energia prodotta non è sufficiente a coprire il fabbisogno, viene prelevata energia dalla rete, contabilizzata dal contatore di prelievo M1e.

In questa dinamica tra immissione e prelievo che agisce il meccanismo dello scambio sul posto (o SSP), che è definito come:

il servizio erogato dal GSE atto a consentire la compensazione tra il valore associabile all’energia elettrica prodotta e immessa in rete e il valore associabile all’energia elettrica prelevata e consumata in un periodo differente da quello in cui avviene la produzione

Lo scambio sul posto permette di compensare/rimborsare il valore economico dell’energia prelevata nei limiti del valore economico di tutta l’energia prodotta e immessa in rete. Attenzione, si parla qui di “valore economico” (in euro) e non di “quantità di energia”: ogni quantitativo di energia ha un suo valore economico, ha un suo prezzo di mercato, che varia sia in base alla zona di mercato, che alle fasce orarie di immissione e vendita (F1, F2, F3).
Inoltre: quando si parla di “energia prelevata” dalla rete, si intende l’energia acquistata dalla rete e pagata con le normali bollette elettriche del proprio operatore.

Semplificando, dunque: il meccanismo dello SSP permette di farsi rimborsare parte della quota pagata nella bolletta elettrica al proprio fornitore, per i prelievi effettuati dalla rete quando la produzione dell’impianto non è sufficiente a coprire interamente il fabbisogno. Il rimborso avviene però “nei limiti dell’ energia immessa”, o meglio: nei limiti del valore economico dell’energia precedentemente immessa in rete. Si tratta di fatto di una compensazione economica tra prelievi e immissioni di elettricità “da” e “per” le rete elettrica.

Questo rimborso prende il nome di “Contributo in Conto Scambio” (o CS). E’ erogato dal GSE al titolare dell’impianto in quattro acconti trimestrali ed un conguaglio annuale sulla base dei dati rilevati tra immissioni e prelievi. SI rileva che “prudenzialmente” durante il primo anno di esercizio il GSE è molto parco nell’erogazione degli acconti, prevedendo quota minime di energia scambiata con la rete. Dal secondo anno in avanti, invece, gli acconti sono calcolati sulla base di quanto rilevato l’anno precedente. In funzione di questa situazione per avere un’idea precisa degli importi associati al CS è necessario attendere il primo conguaglio, effettuato nell’anno successivo a quello di entrata in esercizio. Infine si consideri che per il calcolo del CS non vengono calcolate accise ed IVA , come non vengono rimborsati alcuni “oneri minori”. Questo è il motivo per cui è meno vantaggioso scambiare con la rete che autoconsumare l’energia prodotta.

La formula di calcolo del contributo è la seguente:

Cs = min [ Oe ; Cei ] + CUsf x Es

Ovvero: il “contributo in conto scambio” è uguale al valore Minimo (min) tra l’”Onere Energia” (Oe) ed il “Controvalore dell’Energia Immessa in rete” (Cei) + il “Controvalore Unitario relativo ai Servizi” (Cus) dell’”Energia scambiata con la rete” (Es).

Legenda:

Oe = Onere energia, cioè il prezzo dell’energia elettrica prelevata dalla rete e pagato dall’utente. Il prezzo dell’energia è espresso in euro ed è il prodotto tra i kWh prelevati ed il prezzo unico nazionale (PUN) (questo è un elemento di novità delle semplificazioni attuate da inizio 2013). Il prezzo unico nazionale è variabile in base ai prezzi di mercato ed è una media nazionale dei prezzi rilevati ogni mese in ogni regione. Quindi: Oe = kWh x PUN.
Cei = Controvalore dell’energia immessa, cioè il prezzo, o meglio il valore economico, dell’energia immessa in rete. Questo è il prodotto tra kWh immessi ed il prezzo zonale dell’energia sul “mercato del giorno prima”. Ogni giorno infatti, in tempo reale, come una vera e propria borsa, i prezzi di acquisto e vendita dell’energia fluttuano in base alle dinamiche del mercato. Quindi: Cei = kWh x prezzo energia sul mercato del giorno prima.
CUsf = Corrispettivo Unitario di Scambio Forfettario, cioè un valore espresso in centesimi di euro calcolato forfettariamente dal gse in base a vari parametri. Nel dettaglio questo valore contiene le tariffe di: trasmissione, distribuzione, dispacciamento ed alcuni oneri normalmente addebitati in bolletta (componenti A, UC, UC3 e UC6) vigenti nel mese in corso (non viene rimborsata la componente MCT). Quindi: CUsf è espresso in c€/kWh.
Es = Energia Scambiata, cioè i kWh imessi e poi prelevati. Tecnicamente è pari al minimo tra kWh immessi e kWh prelevati in totale durante l’anno. Quindi: Es = kWh scambiati con la rete.
In altri termini il Contributo in conto scambio prevede il rimborso del minimo tra: il valore dell’energia prelevata e pagata in bolletta, e il valore dell’energia complessivamente immessa in rete. A questo valore minimo si aggiunge il rimborso, per la sola energia scambiata, di alcuni servizi pagati in bolletta.

Se, nell’anno solare, i valore economico delle immissioni totali di energia in rete è maggiore del valore economico dei prelievi effettuati dalla rete, si definisce un’eccedenza, ovvero una quantificazione economica dell’energia in eccesso (immessa in rete) maggiore rispetto al valore economico di quella prelevata per i propri consumi. Questa componente è valorizzata in base al valore che assume sul mercato, zona per zona. Il valore unitario riconosciuto su questa componente è molto più basso (circa 1/3) di quello riconosciuto sulla componente in CS, ed inoltre sui proventi dalla valorizzazione delle eccedenze vengono calcolate le ordinarie imposte sui redditi. E’ bene quindi dimensionare un impianto di produzione in maniera che non si verifichino eccedenze o, comunque, che queste siano ridotte al minimo.

 

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